Ottemperanza e accesso agli atti impossibile

06 Nov 2026
6 Novembre 2026

Il TAR Catania ha affermato che è infondato il ricorso per l’ottemperanza a una sentenza che abbia ordinato l’ostensione di documenti non materialmente detenuti dalla P.A. Invero, in assenza della documentazione oggetto dell’istanza di accesso, non può essere pronunciata una sentenza di accoglimento con mera funzione di accertamento dell’obbligo, avente un valore puramente formale e non suscettibile di concreta esecuzione. In tali casi, la P.A. assolve l’onere di dare esecuzione alla sentenza dichiarando la mancata detenzione dei documenti, non essendo invece tenuta alla predisposizione ex novo di un documento a carattere lato sensu certificativo, trattandosi di un’attività estranea al perimetro del diritto di accesso.

In materia di accesso ai documenti amministrativi, la dimostrazione dell’esistenza del documento richiesto grava sul richiedente, il quale può assolvere tale onere anche in via indiziaria o presuntiva, ma non anche attraverso mere supposizioni, semplici illazioni o astratte congetture.

Post di Alberto Antico – avvocato

Requisizione in uso di beni privati

06 Nov 2026
6 Novembre 2026

Il Tribunale superiore delle acque pubbliche (TSAP) ha affermato che la requisizione in uso di beni privati, quale misura ablativa eccezionale incidente sul diritto di proprietà garantito dall’art. 42 Cost. e dall’art. 835 c.c., è legittima soltanto in presenza di una situazione concreta e attuale di necessità e urgenza, non fronteggiabile mediante gli ordinari strumenti giuridici; deve perseguire uno specifico interesse pubblico e deve essere limitata nel tempo. È pertanto illegittimo il provvedimento che disponga la requisizione senza fissarne la durata, ovvero per fronteggiare esigenze meramente eventuali e future, configurando una sostanziale “requisizione preventiva” incompatibile con i principi di tipicità, proporzionalità e temporaneità dell’istituto.

La dichiarazione di uno stato di emergenza idrica di carattere generale non è di per sé sufficiente a giustificare l’adozione di un provvedimento di requisizione ai sensi dell’art. 835 c.c., essendo necessario che la P.A. accerti e motivi in concreto l’esistenza di un fabbisogno pubblico attuale, non fronteggiabile mediante strumenti ordinari, nonché l’impossibilità di ricorrere a misure meno invasive. Ne consegue l’illegittimità della requisizione fondata su una situazione emergenziale soltanto potenziale o astrattamente ipotizzabile, ovvero sorretta da motivazioni formulate soltanto successivamente all’adozione del provvedimento ablatorio.

In materia di requisizione temporanea, l’indennizzo previsto dall’art. 835 c.c. costituisce un elemento essenziale dell’istituto e può essere determinato anche successivamente all’adozione del provvedimento ablatorio. Ne consegue che sono inammissibili l’impugnazione della comunicazione di avvio del procedimento di determinazione dell’indennità, in quanto atto endoprocedimentale privo di immediata lesività, nonché le censure rivolte contro la misura dell’indennizzo, quando la P.A. non abbia ancora esercitato in via definitiva il relativo potere di determinazione e liquidazione, essendo precluso al giudice pronunciarsi su poteri non ancora esercitati.

Post di Alberto Antico – avvocato

Se la P.A. dà esecuzione a un’ordinanza cautelare, ciò non comporta acquiescenza

06 Nov 2026
6 Novembre 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che non può configurarsi acquiescenza della P.A., laddove la stessa abbia dato mera esecuzione a un’ordinanza cautelare, trattandosi di un adempimento imposto dalla provvisoria efficacia del comando giudiziale e, quindi, di comportamento privo di quel carattere volontario, libero e incompatibile con la successiva coltivazione delle proprie ragioni processuali che costituisce il necessario presupposto dell’acquiescenza.

Post di Alberto Antico – avvocato

L’indennizzo da mero ritardo

06 Nov 2026
6 Novembre 2026

Il TAR Catania ha affermato che l’indennizzo da mero ritardo di cui all’art. 2-bis, co. 1-bis l. 241/1990 può essere riconosciuto, ai sensi dell’art. 28 d.l. 69/2013, come convertito dalla l. 98/2013, esclusivamente per i procedimenti amministrativi relativi all’avvio e all’esercizio dell’attività di impresa, previa tempestiva attivazione del potere sostitutivo, mediante il quale l’interessato deve richiedere l’emanazione del provvedimento non adottato.

Infatti, è rimasto a tutt’oggi inattuato il comma 12 dell’art. 28 cit., nella parte in cui demanda a un regolamento l’eventuale graduale applicazione dell’indennizzo da mero ritardo a procedimenti amministrativi diversi da quelli individuati al precedente comma 10.

Post di Alberto Antico – avvocato

Cambio d’uso di singole unità immobiliari e di interi fabbricati

05 Nov 2026
5 Novembre 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che le prescrizioni agevolative in tema di mutamento di destinazione d’uso urbanisticamente rilevante tra categorie funzionali diverse e non omogenee (mutamento verticale), introdotte dall’art. 23-ter d.P.R. 380/2001 dalla cd. riforma Salva casa, si applicano ai soli mutamenti concernenti singole unità immobiliari e non alle opere riguardanti interi fabbricati, per le quali le agevolazioni restano limitate ai mutamenti interni alla medesima categoria funzionale (mutamento orizzontale).

Post di Alberto Antico – avvocato

Cambio d’uso in area paesaggistica

05 Nov 2026
5 Novembre 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che l’esonero dall’autorizzazione paesaggistica previsto dal punto A.1 dell’allegato A al d.P.R. 31/2017 riguarda le opere interne che non alterano l’aspetto esteriore degli edifici, anche ove comportino mutamento della destinazione d’uso. Esso non si applica all’intervento di mutamento di destinazione d’uso il cui progetto preveda anche opere esterne soggette ad autorizzazione paesaggistica (nella specie, via di accesso, area di parcheggio e copertura in tegole alla napoletana a servizio del fabbricato trasformato in officina di autoriparazione).

Post di Alberto Antico – avvocato

Autorizzazione paesaggistica postuma e cambio d’uso che crea superfici utili

05 Nov 2026
5 Novembre 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato la legittimità dell’annullamento d’ufficio dell’autorizzazione paesaggistica postuma rilasciata ai sensi dell’art. 167 d.lgs. 42/2004 per un mutamento di destinazione d’uso che abbia comportato la trasformazione di superfici accessorie in superfici utili. Tale intervento, determinando la creazione di superficie utile, esula dalle ipotesi tassativamente sanabili di cui al co. 4, lett. a dell’art. 167 cit. (nella specie, un fabbricato originariamente destinato in parte a deposito agricolo e in parte ad abitazione era stato trasformato per intero in officina di autoriparazione).

È legittimo l’annullamento d’ufficio, adottato entro il termine di cui all’art. 21-nonies l. 241/1990, di un titolo edilizio inteso in senso ampio, ivi compresa l’autorizzazione paesaggistica postuma, la cui motivazione si limiti a rilevare l’illegittimità del titolo, senza dare atto della sussistenza di un interesse pubblico di particolare rilevanza. Ciò vale tanto più ove l’intervento ricada in zona sottoposta a vincolo paesaggistico, attesa la preminenza che l’interesse paesaggistico assume in ragione del suo rilievo costituzionale ai sensi dell’art. 9 Cost.

Post di Alberto Antico – avvocato

Istanza di sanatoria edilizia ambigua e soccorso istruttorio

05 Nov 2026
5 Novembre 2026

Il TAR Salerno afferma che la pubblica amministrazione non può limitarsi al modello utilizzato per presentare una domanda di sanatoria quando il contenuto complessivo dell’istanza evidenzia una diversa qualificazione giuridica possibile.

Se la domanda richiama l’art. 36 del d.P.R. n. 380/2001, ma la relazione tecnica prospetta anche demolizioni, riduzioni o modifiche delle opere, l’amministrazione deve esaminare il contenuto sostanziale dell’istanza. Quando permangono dubbi, può e deve chiedere chiarimenti e integrazioni documentali, così da individuare correttamente il procedimento da applicare.

Non si tratta di riconoscere un diritto automatico alla sanatoria, ma di impedire che una domanda dal contenuto oggettivamente incerto venga respinta senza prima chiarirne l’effettiva portata.

Ricordiamo che l’art. 6 L. 241/1990 stabilisce che il responsabile del procedimento “a) valuta, ai fini istruttori, le condizioni di ammissibilità, i requisiti di legittimazione ed i presupposti che siano rilevanti per l’emanazione di provvedimento; b) accerta di ufficio i fatti, disponendo il compimento degli atti all’uopo necessari, e adotta ogni misura per l’adeguato e sollecito svolgimento dell’istruttoria. In particolare, può chiedere il rilascio di dichiarazioni e la rettifica di dichiarazioni o istanze erronee o incomplete e può esperire accertamenti tecnici ed ispezioni ed ordinare esibizioni documentali...”.

Post di Dario Meneguzzo – avvocato

Il “Salva casa” si applica anche se in precedenza fosse stata respinta una sanatoria ordinaria

05 Nov 2026
5 Novembre 2026

La disciplina introdotta dal decreto “Salva Casa” può trovare applicazione anche quando, prima della presentazione della nuova istanza di sanatoria, siano già state adottate ordinanze di demolizione o sia stato respinto un precedente accertamento di conformità.

Il limite è rappresentato dall’avvenuto irreversibile ripristino dello stato dei luoghi: finché tale effetto non si è prodotto, l’amministrazione deve esaminare la nuova domanda alla luce della disciplina sopravvenuta e dei suoi nuovi presupposti.

Post di Dario Meneguzzo - avvocato

Impianti FER e diritto intertemporale

04 Nov 2026
4 Novembre 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che, in materia di impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile (FER), la regola transitoria ex art. 15 d.lgs. 190/2024 per cui è applicabile la disciplina antecedente a quella introdotta dal d.lgs. cit. alle procedure in corso alla data di entrata in vigore di esso, intendendosi per tali solo quelle la cui verifica di completezza della documentazione presentata a corredo del progetto risulti compiuta a tale data, va integrata con quella per cui  le Regioni e gli Enti locali dispongono di 180 giorni per adeguarsi al nuovo decreto e, nelle more di tale adeguamento, continua ad applicarsi la disciplina previgente (art. 1, co. 3 d.lgs. cit.), che non opera solo sul piano organizzativo, ma anche su quello dell’efficacia sostanziale delle nuove regole autorizzative.

In materia di impianti FER, l’accoglimento della censura circa l’illegittima mancata applicazione della disciplina transitoria di cui al d.lgs. 190/2024, con conseguente applicabilità del regime della PAS e non dell’autorizzazione unica, comporta che, in sede di riedizione del potere, la P.A. è tenuta a riesaminare l’istanza alla luce della corretta disciplina normativa intertemporale, poiché non si tratta di applicare oggi una normativa “abrogata”, ma di riconoscere che la normativa previgente continua ad applicarsi alla procedura in forza della stessa disciplina transitoria.

L’art. 20, co. 8, lett. c-ter, n. 2 d.lgs. 199/2021 (oggi abrogato), che considerava idonee, nelle condizioni ivi previste, le aree interne agli impianti industriali e agli stabilimenti, nonché le aree agricole racchiuse in un perimetro i cui punti distassero non più di 500 metri dal medesimo impianto o stabilimento, non identificava lo stabilimento con il singolo impianto, né richiedeva che tutte le attività ivi svolte fossero omogenee quanto a funzione immediata. Al contrario, la nozione normativa contemplava espressamente la presenza, all’interno del medesimo stabilimento, di “uno o più impianti” e lo svolgimento di “una o più attività” (per rinvio all’art. 268, co. 1, lett. h d.lgs. 152/2006), purché tali elementi fossero riconducibili a un complesso unitario e stabile, configurato come un complessivo ciclo produttivo e sottoposto al potere decisionale di un unico gestore.

Post di Alberto Antico – avvocato

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