PUA e opere di urbanizzazione non completate

03 Nov 2026
3 Novembre 2026

Il T.A.R. Parma afferma che il PUA esplica la sua efficacia cd. ultrattiva, anche dopo la sua naturale scadenza decennale, ex art. 17 della l. 1150/1942 e, in Veneto, ex art. 20 della l.r. Veneto n. 1172004, e salvo le cd. proroghe ex lege emergenziali, solo se le opere di urbanizzazione sono state completamente completate, collaudate e cedute al Comune; in caso contrario, infatti, non vi è alcuna ragione giuridica per consentire la prosecuzione di uno sviluppo edificatorio (rectius: la realizzazione e/o il completamento gli edifici) in assenza della propedeutiche opere di urbanizzazione.

Post di Matteo Acquasaliente - avvocato

Quando si possono invocare le proroghe sulle convenzioni urbanistiche?

03 Nov 2026
3 Novembre 2026

Il T.A.R. Parma ricorda che le proroghe previste dalla normativa emergenziale in materia di convenzioni urbanistiche si applicano solo se gli atti amministrativi di riferimento non siano ancora scaduti alla data di entrata in vigore della legge che dispone la relativa proroga.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato

Silenzio-assenso sul permesso di costruire e mancanza del piano attuativo

03 Nov 2026
3 Novembre 2026

Una sentenza del TAR Milano esclude la formazione del silenzio-assenso quando la domanda di permesso di costruire sia priva del presupposto piano attuativo, ritenuto necessario.

Post di Dario Meneguzzo – avvocato

Caso Milano: il ricorso in Cassazione della Procura della Repubblica

03 Nov 2026
3 Novembre 2026

La Procura di Milano ha proposto un ricorso per cassazione contro la sentenza del Tribunale di Milano che ha assolto tutti gli imputati (funzionari comunali e costruttori) in un processo relativo al caso Milano.

Il ricorso è davvero molto corposo e tratta alcuni dei temi fondamentali dell'urbanistica: D.M. del 1968, piani attuativi, titoli edilizi e concetto di ristrutturazione.

Per l'interesse generale delle questioni affrontate nel ricorso, ne pubblichiamo il testo, togliendo  i riferimenti diretti al caso e agli imputati.

RICORSO per CASSAZIONE

Aggiornato il PGRA per Verona e tre Comuni del Trevigiano

03 Nov 2026
3 Novembre 2026

Come da comunicati pubblicati in G.U., Serie generale n. 253 del 30.10.2026, ai sensi dell’art. 6, co. 1, lett. c e co. 4 delle N.T.A. del PGRA, con decreto del Segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale delle Alpi orientali n. 121 del 14.08.2026, sono state aggiornate le mappe delle altezze idriche, della pericolosità idraulica e del rischio idraulico nel Comune di Verona; negli stessi termini, con decreto n. 117 del 14.08.2026, sono state aggiornate le mappe delle altezze idriche, della pericolosità idraulica e del rischio idraulico nei Comuni di Tarzo, Revine Lago e Vittorio Veneto (TV).
Gli aggiornamenti hanno efficacia dalla data di pubblicazione dell’avviso sulla Gazzetta Ufficiale.

Post di Alberto Antico – avvocato

Plastica riciclata destinata ai prodotti alimentari

03 Nov 2026
3 Novembre 2026

Con il d.lgs. 9 ottobre 2026, n. 199 (pubblicato in G.U., Serie generale n. 253 del 30.10.2026), in vigore dal 14.11.2026, è stata data attuazione all’art. 27 l. 13 giugno 2025, n. 91, per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2022/1616 della Commissione del 15 settembre 2022, relativo ai materiali e agli oggetti di materia plastica riciclata destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari.

Post di Alberto Antico – avvocato

Cosa può fare il Comune se la CILA è incompleta o illegittima: si applicano le regole della SCIA?

02 Nov 2026
2 Novembre 2026

Dalle pronunzie giurisprudenziali si evince che la CILA non può essere trattata come una SCIA, ma non vengono fornite indicazioni chiare e precise su cosa può/deve fare il Comune quando una CILA è irregolare o illegittima.

La regola di base è che il Comune non deve né “accettare” né “rigettare” la CILA con un provvedimento di assenso o di diniego, perché la CILA non costituisce un titolo abilitativo provvedimentale.

Tuttavia, ciò non significa che l’intervento sia sottratto ai controlli: ma a quali controlli e in quale momento?

Alla luce della giurisprudenza recente,  in via prudenziale e indicativa, la situazione potrebbe essere così sintetizzata:

Situazione Potere del Comune
Opera realizzabile con CILA e conforme alla normativa, ma la CILA presenta una mera carenza o irregolarità documentale Non può adottare un diniego o un’inibitoria come per la SCIA, ma è incerto cosa possa fare (forse semplicemente segnalare la carenza)
Intervento non riconducibile alla CILA perché richiede una SCIA o un permesso di costruire Può dichiarare l’inefficacia della CILA per carenza di titolo idoneo e, se vengono iniziati i lavori, adottare i provvedimenti repressivi propri dell’abuso per mancanza del titolo
Se i lavori indicati nella CILA sono in contrasto con strumenti urbanistici, regolamento edilizio o altra normativa edilizia Non può inibirli in via preventiva, come se fosse una SCIA, ma, solo una volta che i lavori siano iniziati, può ordinare la sospensione dei lavori e poi adottare il provvedimento repressivo appropriato (a seconda del tipo di lavori in corso).

A mio personale parere, peraltro, il Comune potrebbe anche avvisare in via preventiva che i lavori oggetto della SCIA appaiono in contrasto con la normativa, con la precisazione però che si tratta di "una  segnalazione collaborativa priva di valore provvedimentale".

Lavori in astratto realizzabili con SCIA, ma eseguiti in mancanza della comunicazione asseverata Si applica la sanzione pecuniaria prevista dall’art. 6-bis, comma 5, del d.P.R. n. 380/2001, pari a 1.000 euro, ridotta di due terzi se la comunicazione è effettuata spontaneamente durante l’esecuzione dei lavori

Sottolineo che lo schema è un tentativo di orientarsi tra le poche pronunzie giurisprudenziali in materia.

L’art. 6-bis del d.P.R. n. 380/2001 prevede che gli interventi non riconducibili all’edilizia libera, al permesso di costruire o alla SCIA siano realizzabili previa comunicazione di inizio lavori asseverata. La stessa disposizione, tuttavia, fa espressamente salve le prescrizioni degli strumenti urbanistici, dei regolamenti edilizi e della disciplina urbanistico-edilizia vigente, oltre alle normative antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, energetiche, paesaggistiche e relative al rischio idrogeologico. Il tecnico assevera inoltre la conformità dei lavori agli strumenti urbanistici e ai regolamenti edilizi e l’assenza di interessamento delle parti strutturali dell’edificio (art. 6-bis d.P.R. n. 380/2001).

Il Comune, dunque, non può considerare la CILA come una domanda soggetta a un procedimento autorizzatorio. Non vi è una fase nella quale l’amministrazione debba pronunciarsi con un “accoglimento” o un “diniego”. È precisamente questo il profilo che differenzia la CILA dalla SCIA. Per la SCIA l’art. 19 della legge n. 241/1990 prevede espressamente che, in caso di carenza dei requisiti e dei presupposti, l’amministrazione possa adottare, entro il termine previsto, un provvedimento motivato di divieto di prosecuzione dell’attività, di rimozione degli effetti dannosi o, quando possibile, di conformazione dell’attività; in materia edilizia il termine ordinario è ridotto a trenta giorni (art. 19 legge n. 241/1990). Per la CILA una disciplina analoga non è prevista.

Ne deriva che, in linea generale, il Comune non dovrebbe adottare atti denominati “diniego della CILA”, “non accoglimento della CILA”, “irricevibilità della CILA” o “sospensione della CILA” intendendo con ciò impedire l’attività mediante il medesimo schema dell’art. 19 della legge n. 241/1990. La giurisprudenza ha più volte affermato che la CILA ha natura essenzialmente informativa e che l’amministrazione non dispone, per essa, di un potere sistematico di controllo inibitorio modellato su quello previsto per la SCIA. In questo senso, il TAR Veneto ha annullato un provvedimento comunale di “non accoglimento” di una CILA, chiarendo che i poteri sanzionatori e repressivi sono cosa diversa dai poteri inibitori propri della SCIA (TAR Veneto, Venezia, sentenza n. 1277 del 2024).

La conclusione, però, non è che il Comune debba restare inerte. L’art. 27 del d.P.R. n. 380/2001 attribuisce al dirigente o al responsabile dell’ufficio comunale il compito di vigilare sull’attività urbanistico-edilizia e di assicurarne la conformità alle norme di legge e regolamentari, agli strumenti urbanistici e ai titoli abilitativi. Quando sia constatata l’inosservanza delle norme o delle prescrizioni urbanistiche, il Comune può ordinare l’immediata sospensione dei lavori; tale sospensione ha natura interinale e deve essere seguita dai provvedimenti definitivi entro il termine previsto dalla disposizione (art. 27 d.P.R. n. 380/2001).

La sospensione, quindi, dovrebbe essere riferita ai lavori e all’attività edilizia abusiva, non alla CILA intesa come se fosse un titolo amministrativo da sospendere. Dopo la sospensione il Comune deve qualificare l’illecito e adottare il provvedimento corrispondente: ad esempio, un ordine di demolizione o di ripristino nei casi di interventi eseguiti in assenza del titolo necessario o in totale difformità, oppure la diversa sanzione prevista per la specifica categoria di abuso. Se si tratta di opere riconducibili a interventi eseguiti in assenza di permesso di costruire, in totale difformità o con variazioni essenziali, trova applicazione il regime dell’art. 31 del d.P.R. n. 380/2001 (art. 31 d.P.R. n. 380/2001); per gli interventi di ristrutturazione edilizia eseguiti in assenza o in totale difformità dal permesso, opera invece la disciplina dell’art. 33 (art. 33 d.P.R. n. 380/2001).

Il punto centrale è dunque verificare se il contrasto con la normativa sia soltanto formale oppure sostanziale.

Se, per esempio, la CILA riguarda un intervento astrattamente riconducibile alla manutenzione straordinaria “leggera”, ma presenta una relazione incompleta, un elaborato non corretto o una documentazione contraddittoria, ciò non consente automaticamente al Comune di adottare un provvedimento inibitorio analogo a quello previsto per la SCIA. Occorre accertare se i lavori effettivamente eseguiti siano conformi al paradigma della CILA. Il TAR Brescia ha sottolineato che l’amministrazione non può sospendere l’efficacia della CILA per mere irregolarità procedimentali o documentali, in assenza di un abuso edilizio sostanziale, fermo restando il potere di intervenire quando i lavori richiedano in realtà un titolo diverso o violino la disciplina urbanistico-edilizia (TAR Lombardia, Brescia, sentenza n. 1012 del 2025).

Diverso è il caso in cui la CILA sia stata utilizzata per realizzare opere che, per consistenza o caratteristiche, richiedevano una SCIA o un permesso di costruire, oppure per opere vietate dallo strumento urbanistico. In questa situazione la CILA non è semplicemente “irregolare”: è inidonea a legittimare l’intervento. Il Comune deve allora considerare l’opera priva del titolo effettivamente necessario e può attivare i poteri repressivi previsti dal d.P.R. n. 380/2001.

Sul punto, l’orientamento più recente del Consiglio di Stato ammette che il Comune possa anche dichiarare l’inefficacia della CILA, purché tale dichiarazione non venga intesa come esercizio del potere inibitorio previsto per la SCIA, ma come accertamento dell’inidoneità della comunicazione a legittimare un intervento abusivo, adottato nell’esercizio dei poteri di vigilanza edilizia. Il Consiglio di Stato ha precisato che, quando la CILA viene utilizzata per interventi che richiederebbero una SCIA o un permesso di costruire, oppure comunque in violazione della normativa urbanistico-edilizia, operano gli ordinari poteri repressivi e sanzionatori dell’abuso, senza applicazione dei termini e del procedimento previsti per il controllo della SCIA (Consiglio di Stato, sentenza n. 6322 del 2025).

La stessa impostazione è stata recentemente ribadita dal TAR Campania, che ha distinto tra:

  • l’inibizione della CILA come se fosse una SCIA, non prevista dall’art. 6-bis; e
  • il rilievo dell’inefficacia della CILA, quale atto privo di idoneità a legittimare lavori abusivi, funzionale all’adozione della sospensione dei lavori e dei successivi provvedimenti repressivi ai sensi dell’art. 27 del d.P.R. n. 380/2001 (TAR Campania, Napoli, sentenza n. 1674 del 2026).

Come ho scritto nello schema, a mio parere il Comune non farebbe un atto illegittimo se, di fronte a una CILA incompleta o che appaia illegittima segnalasse il problema al presentatore, con una "segnalazione collaborativa priva di valore provvedimentale": ma evidenzio che si tratta di una soluzione pratica di buon senso, che non trova alcun supporto nelle sentenze.

Post di Dario Meneguzzo - avvocato

Il vincolo paesaggistico entro 150 metri dal corso d’acqua

02 Nov 2026
2 Novembre 2026

Il Tribunale superiore delle acque pubbliche (TSAP) ha affermato che, ai fini dell’applicazione del vincolo paesaggistico di cui all’art. 142, co. 1, lett. c d.lgs. 42/2004, è sufficiente che anche una sola porzione del manufatto ricada nella fascia di rispetto di 150 metri dal corso d’acqua, essendo in tal caso necessaria la preventiva autorizzazione paesaggistica. Sono irrilevanti le contestazioni relative all’esatta perimetrazione del vincolo o all’attendibilità delle rappresentazioni cartografiche utilizzate dalla P.A., quando la stessa documentazione tecnica prodotta dall’interessato confermi la parziale inclusione dell’immobile nell’area tutelata.

Una volta che la P.A. abbia acquisito conoscenza della realizzazione di opere in area vincolata in assenza della prescritta autorizzazione paesaggistica, il procedimento volto all’accertamento dell’abuso assume natura officiosa e può essere legittimamente proseguito anche in caso di rinuncia o ritiro dell’istanza di accertamento di compatibilità paesaggistica da parte dell’interessato. Trattandosi di attività vincolata di vigilanza e repressione degli abusi, le eventuali violazioni delle garanzie partecipative, ivi compresa l’omessa valutazione delle osservazioni presentate ex art. 10-bis l. 241/1990, non comportano l’annullabilità del provvedimento ex art. 21-octies l. cit.

La sanzione ripristinatoria prevista dall’art. 167 d.lgs. 42/2004 opera autonomamente rispetto alla disciplina urbanistico-edilizia e prescinde dalla qualificazione dell’intervento quale variazione essenziale o non essenziale del titolo edilizio. Il mero decorso del tempo e l’inerzia della P.A. nell’esercizio dei poteri di vigilanza e repressione non sono idonei a radicare un affidamento giuridicamente tutelabile in capo al responsabile dell’abuso, né a rendere legittima una situazione originariamente realizzata in violazione della normativa paesaggistica.

Post di Alberto Antico – avvocato

Il silenzio-inadempimento e il silenzio non significativo

02 Nov 2026
2 Novembre 2026

Il TAR Catania ha affermato che la presentazione di un’istanza avente finalità meramente conoscitiva, volta ad acquisire informazioni presso la P.A., non è idonea a determinare la decorrenza del termine per la proposizione dell’azione avverso il silenzio-inadempimento di cui all’art. 31 c.p.a. Tale effetto si produce, invece, in caso di presentazione di un’istanza diretta a sollecitare la conclusione di uno specifico procedimento mediante l’adozione di un provvedimento espresso, decorrendo il termine annuale dalla scadenza del termine per la conclusione del procedimento.

Nel caso di specie, uno studente universitario trasferito da un altro ateneo, dopo aver inizialmente chiesto all’Università informazioni sul riconoscimento degli esami precedentemente sostenuti e dei relativi crediti formativi, presentava un’istanza volta a sollecitare la definizione della propria posizione, proponendo in seguito l’azione ex art. 31 c.p.a. Soltanto la seconda istanza, ulteriormente specificata con un successivo atto di significazione e diffida, era idonea a determinare in capo all’Università un obbligo di provvedere entro determinati termini, dalla cui inutile scadenza computare il termine annuale per l’azione.

Post di Alberto Antico – avvocato

Demolizione e ricostruzione qualificata come nuova costruzione e non come nuova costruzione: non è automaticamente esclusa la riduzione del contributo di costruzione

02 Nov 2026
2 Novembre 2026

La qualificazione dell’intervento come nuova costruzione e non di ristrutturazione edilizia non esclude automaticamente l’applicazione delle riduzioni del contributo di costruzione previste per gli interventi di demolizione e ricostruzione e per il recupero del patrimonio edilizio esistente.

La sentenza del TAR Milano esamina le riduzioni previste previste da una legge regionale lombarda e dall’art. 17, comma 4-bis, del d.P.R. n. 380/2001.

Post di Dario Meneguzzo – avvocato

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