Poteri del Comune in materia di affissioni di manifesti

29 Apr 2026
29 Aprile 2026

Il TAR Reggio Calabria ha affermato che, ai sensi dell’art. 23, co. 4-bis d.lgs. 285/1992 (codice della strada), il potere del Comune di autorizzare l’affissione di un manifesto, avente natura promozionale, oppure la sua rimozione, ove erroneamente affisso, non può intendersi limitato alla sola comunicazione commerciale, ma investe ogni tipo di comunicazione pubblicitaria, destinata a veicolare messaggi, di contenuto vario, compresi quelli volti a sensibilizzare il pubblico su temi di interesse sociale, anche specifici per il tramite degli impianti pubblicitari comunali (nel caso di specie, era legittimo l’ordine del Comune di oscuramento di un manifesto antiabortista).

Post di Alberto Antico – avvocato

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PAUR e siti Natura 2000

29 Apr 2026
29 Aprile 2026

Il Tribunale superiore delle acque pubbliche (TSAP) ha affermato che, in tema di autorizzazione unica ai sensi dell’art. 27-bis d.lgs. 152/2006, qualora l’intervento progettato ricada in siti appartenenti alla rete Natura 2000, le misure di conservazione adottate ai sensi dell’art. 6 dir. 92/43/CEE (cd. direttiva Habitat) e recepite dall’art. 5 d.P.R. 357/1997, che prevedono il divieto di taglio o danneggiamento della vegetazione naturale e seminaturale lungo i corsi d’acqua, hanno carattere vincolante e immediatamente precettivo, non suscettibile di bilanciamento in concreto con interessi economici o imprenditoriali, neppure se connessi alla produzione di energia da fonti rinnovabili, salvo le sole deroghe tassative espressamente previste dalla normativa di settore, di stretta interpretazione.

In materia di tutela ambientale e gestione delle acque pubbliche, l’applicazione del principio di precauzione ex art. 191 TFUE legittima il diniego del provvedimento autorizzatorio unico per la realizzazione di impianti (nella specie, una centrale idroelettrica) qualora, all’esito dell’istruttoria, emergano dati scientifici che, pur in presenza di eventuali profili di incertezza o lacune conoscitive, dimostrino l’esistenza di un rischio reale per l’approvvigionamento idropotabile e l’equilibrio ambientale dell’area. Ai fini dell’adozione di misure protettive, non è necessario attendere la prova certa del danno grave o irreversibile, purché la valutazione non si fondi su mere ipotesi o supposizioni, ma su dati tecnici sufficienti a evidenziare il potenziale pregiudizio derivante dall’interferenza tra le opere progettate e i sistemi di captazione esistenti, specialmente in condizioni di portate minime o siccità.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Circolazione internazionale degli oggetti di rilievo culturale

29 Apr 2026
29 Aprile 2026

La Corte costituzionale ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’art. 72, co. 1 d.lgs. 42/2004, nella parte in cui non prevede che sia certificato, a domanda dell’interessato, l’ingresso nel territorio nazionale delle cose che presentino interesse culturale, siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre 70 anni, di valore inferiore a 13.500 euro, soglia di recente innalzata a 50.000 euro (art. 65, co. 4, lett. b d.lgs. cit.).

Vi era una diseguaglianza nel trattamento delle cose d’arte antica importate temporaneamente, a seconda che avessero valore superiore o inferiore alla suddetta soglia: la certificazione prevista per le sole opere di valore superiore – e il conseguente regime di favore che ne deriva (cioè l’applicazione di un procedimento agevolato per la ri-esportazione della cosa all’estero e l’esenzione dagli interventi di tutela del patrimonio culturale italiano durante la permanenza temporanea sul territorio nazionale) – era irragionevolmente preclusa agli oggetti di valore inferiore, ordinariamente destinati a circolare tra i confini nazionali con più frequenza e facilità. L’esclusione della disciplina per le cose “sotto soglia” è stata giudicata, inoltre, lesiva della libertà di iniziativa economica e del diritto di proprietà per le irragionevoli limitazioni che pone al trasferimento degli oggetti di più esiguo valore tra Paesi diversi.

La declaratoria di illegittimità costituzionale è stata inoltre estesa, in via consequenziale, al medesimo art. 72, co. 1 d.lgs. cit., nella parte in cui esclude la certificazione per le opere di autore vivente o realizzate da meno di 70 anni (art. 65, co. 4, lett. a d.lgs. cit.).

Post di Alberto Antico – avvocato

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Decorrenza del termine per l’annullamento d’ufficio

29 Apr 2026
29 Aprile 2026

Il TAR Veneto ha affermato che la decorrenza del termine per l’esercizio dell’autotutela deve essere individuato nel momento della scoperta, da parte della P.A., dei fatti e delle circostanze posti a fondamento dell’atto di ritiro. La scoperta sopravvenuta all’adozione del provvedimento di primo grado deve tradursi, infatti, in una impossibilità di conoscere fatti e circostanze rilevanti imputabile al soggetto che ha beneficiato del rilascio dell’autorizzazione, non potendo la negligenza della P.A. procedente tradursi in un vantaggio per la stessa.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Provvedimento amministrativo e violazione del giudicato

29 Apr 2026
29 Aprile 2026

Il T.A.R. Veneto ricorda quando risulta che un provvedimento amministrativo sia stato adottato in elusione o in violazione di un giudicato amministrativo.

Post di Matteo Acquasaliente - avvocato

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Fabbisogni standard delle Province e delle CittĂ  metropolitane per il 2025

28 Apr 2026
28 Aprile 2026

Con il d.P.C.M. 12 marzo 2026 (pubblicato in G.U., Serie generale n. 96 del 27.04.2026), è stata adottata la nota metodologica relativa alla determinazione dei fabbisogni standard delle Province e delle Città metropolitane per l’anno 2025.

Il decreto è consultabile al seguente link:

https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2026-04-27&atto.codiceRedazionale=26A01976&elenco30giorni=false.

Post di Alberto Antico – avvocato

Obblighi in capo al Comune discendenti da una convenzione urbanistica

28 Apr 2026
28 Aprile 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che, nell’ambito delle convenzioni urbanistiche, l’obbligo del Comune di assumere in carico le opere di urbanizzazione, una volta completate e collaudate, non costituisce esercizio di un potere discrezionale, ma integra un obbligo funzionalmente connesso all’esercizio delle competenze pubbliche in materia di gestione delle infrastrutture urbanistiche, volto a garantire la cura dell’interesse pubblico all’ordinato assetto del territorio e alla fruizione delle infrastrutture da parte della collettività.

Nell’ambito del rapporto convenzionale urbanistico devono distinguersi obbligazioni a contenuto patrimoniale, assimilabili alle obbligazioni di diritto privato (quali il pagamento di contributi o oneri di urbanizzazione), e obbligazioni a contenuto pubblicistico, connesse all’esercizio della funzione urbanistica (quali la cessione delle aree a standard, la realizzazione e la successiva acquisizione e gestione delle opere di urbanizzazione), le quali costituiscono diretta proiezione dei compiti istituzionali dell’Ente locale di pianificazione, gestione e manutenzione delle infrastrutture pubbliche.

La posizione giuridica relativa all’acquisizione e alla gestione delle opere di urbanizzazione da parte del Comune integra un diritto soggettivo indisponibile, correlato al dovere dell’ente di curare l’interesse pubblico alla gestione delle infrastrutture urbane. Ne consegue che la controversia non è compromettibile in arbitri ai sensi dell’art. 806 c.p.c. e che non trova applicazione la prescrizione, ai sensi dell’art. 2934, co. 2 c.c., trattandosi di diritto di cui il titolare non può disporre.

Post di Alberto Antico – avvocato

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La mancata ottemperanza all’ordine di demolizione dell’abuso edilizio

28 Apr 2026
28 Aprile 2026

Il TAR Napoli ha affermato che l’illecito amministrativo per la mancata ottemperanza all’ordine di demolizione ha natura di illecito omissivo istantaneo (ad effetti permanenti), che si consuma nel momento in cui scade il termine normativamente stabilito per adempiere all’obbligo, senza che l’azione sia stata compiuta, ovvero allo scadere dei novanta giorni dall’ingiunzione, anche se gli effetti si protraggono nel tempo.

Il termine di prescrizione per l’irrogazione della relativa sanzione amministrativa pecuniaria ex art. 31, co. 4-bis d.P.R. 380/2001 soggiace alla disciplina della prescrizione quinquennale di cui all’art. 28 l. 689/1981 e inizia a decorrere dal momento della consumazione dell’illecito e non dalla cessazione degli effetti (a differenza dell’illecito permanente puro).

Post di Alberto Antico – avvocato

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Sovrintendenza e motivazione

28 Apr 2026
28 Aprile 2026

Il T.A.R. ricorda che la Sovrintendenza deve valutare l’interesse paesaggistico in concreto, con idonea motivazione che chiarisca se e come l’intervento edilizio possa integrarsi col paesaggio circostante, e non deve trincerarsi dietro a formule di stile che, in sostanza, non permettono di comprendere l’iter tecnico-argomentativo seguito dall’ente per negare l’intervento stesso.

Post di Matteo Acquasaliente - avvocato

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Il procedimento amministrativo di sanatoria ex art. 36-bis d.P.R. 380/2001

28 Apr 2026
28 Aprile 2026

Il TAR Veneto ha offerto preziose indicazioni sulle scansioni procedimentali che il Comune deve seguire, nel caso di sanatoria ex art. 36-bis T.U. edilizia.

Post di Alberto Antico – avvocato

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