Liquidazione coatta amministrativa e questioni di giurisdizione

28 Mar 2026
28 Marzo 2026

Il Consiglio di Giustizia amministrativa per la Regione siciliana, in sede di parere su ricorso straordinario, ha affermato che la liquidazione coatta amministrativa è preordinata al soddisfacimento dell’interesse pubblico della tutela della par condicio creditorum mediante il rispetto di un procedimento contraddistinto da regole propedeutiche ad assicurare trasparenza, imparzialità e il pagamento dei debiti secondo l’ordine previsto dalla legge in ossequio a quanto previsto dall’art. 2741 c.c.

La liquidazione coatta amministrativa è una procedura contraddistinta da una prima fase propriamente amministrativa e non giurisdizionale i cui atti rientrano nella cognizione del G.A., come ad esempio la messa in liquidazione e la nomina e la revoca dei commissari liquidatori, nonché gli atti e i comportamenti pubblicistici dei commissari liquidatori connotati dalla spendita di discrezionalità amministrativa e posti in essere nell’esercizio di poteri pubblicistici, fino al deposito in cancelleria dello stato passivo formato dal commissario liquidatore, momento a partire dal quale si apre la seconda fase, invece, giurisdizionale.

Gli atti del commissario liquidatore precedenti all’apertura della procedura concorsuale rientrano nella giurisdizione del G.A., con esclusione di quelli relativi ai procedimenti diretti alla dichiarazione giudiziale dello stato di insolvenza.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Procedimento sanzionatorio dell’ANAC in materia di attestazioni SOA

28 Mar 2026
28 Marzo 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che il termine di novanta giorni per la contestazione dell’addebito previsto dall’art. 11, co. 3 del regolamento sanzionatorio dell’ANAC decorre dal momento in cui l’ANAC stessa, in ipotesi di ispezioni condotte nell’esercizio dell’attività di vigilanza, è in possesso di tutte le informazioni necessarie a circostanziare il fatto, anche a seguito dello svolgimento di apposita istruttoria.

È pertanto illegittimo il provvedimento dell’ANAC di applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria di cui all’art. 222, co. 3, lett. a d.lgs. 36/2023, fino a un massimo di 50.000 euro, prevista dall’art. 13, co. 2, lett. b dell’Allegato II.12 d.lgs. cit., riferita al rilascio di attestazioni non conformi alle prescrizioni normative e alle indicazioni dell’ANAC, laddove risulti superato detto termine, non potendo posticiparsi l’avviso di contestazione sino alla conclusione del diverso procedimento ex art. 70, co. 7 d.P.R. 207/2010, attivato dalla SOA - su sollecitazione di ANAC - avverso la società intestataria dell’attestazione ai fini della revisione della qualificazione.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Valutazione delle offerte tecniche nelle gare telematiche

28 Mar 2026
28 Marzo 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che nelle procedure di gara aggiudicate ex art. 93 d.lgs. 36/2023, con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa e con il metodo del confronto a coppie, non viola il principio di collegialità la circostanza che i commissari esaminino individualmente le offerte tecniche, anche mediante download dei documenti dalla piattaforma telematica, purché l’attribuzione dei punteggi avvenga autonomamente da parte di ciascun commissario e le operazioni siano successivamente formalizzate nelle sedute della commissione secondo quanto previsto dalla lex specialis.

Nelle procedure di gara svolte tramite piattaforme telematiche, il mero download delle offerte tecniche da parte dei commissari sui propri dispositivi non è idoneo, di per sé, a dimostrare la violazione dei principi di segretezza e sicurezza delle offerte, in assenza di elementi concreti attestanti alterazioni dei documenti, divulgazioni indebite o interferenze nel processo valutativo, atteso che la tracciabilità delle operazioni informatiche garantisce l’integrità degli atti e la verificabilità delle operazioni di gara.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Concorsi per il pubblico impiego e questioni di giurisdizione

28 Mar 2026
28 Marzo 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che l’art. 18, co. 4 d.lgs. 40/2017, nel contemplare una riserva dei posti nei concorsi a pubblico impiego in favore degli operatori volontari che hanno concluso il servizio civile universale ovvero il servizio civile nazionale, costituisce una cd. norma di relazione (o di protezione), che determina ex se, a prescindere dall’intermediazione del potere amministrativo, l’insorgenza del diritto soggettivo al riconoscimento della riserva di posti, secondo la sequenza norma-fatto-effetto. Le controversie relative al mancato riconoscimento di tale diritto di riserva rientrano, pertanto, nella giurisdizione del G.O.

La giurisdizione ordinaria sul riconoscimento del diritto di riserva nei concorsi a pubblico impiego non può essere esclusa per il fatto che il ricorso contenga la richiesta di annullamento delle delibere di approvazione e rettifica della graduatoria finale e, in parte qua, del bando di concorso, stante il potere del G.O. di valutarne la lesività rispetto al diritto soggettivo e di provvedere alla sua disapplicazione nel caso concreto. La procedura concorsuale è infatti il mero presupposto di operatività della particolare protezione accordata a determinate categorie di aspiranti all’impiego, cosicché quest’ultima, se controversa, assume una sua autonomia in funzione dell’identificazione dell’oggetto della lite, la quale si configura come attinente all’assegnazione di un posto di lavoro.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Sostituzione del progettista nei pubblici appalti

27 Mar 2026
27 Marzo 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che, in base al combinato disposto degli artt. 94, co. 2; 96, co. 5; 97, co. 1 e 2; 104, co. 6 d.lgs. 36/2023, interpretati alla luce del principio del risultato, la sostituzione del progettista indicato, sprovvisto dei requisiti generali o speciali di partecipazione, debba avvenire, a iniziativa dello stesso concorrente (specie nei casi in cui la mancanza di requisiti del detto progettista sia già nota al concorrente e non derivi dai controlli effettuati dalla P.A.) e, in assenza di diverse previsioni del bando, nel limite temporale generale ed inderogabile, costituito dall’adozione del provvedimento di aggiudicazione, che non può essere per tale ragione dilazionata.

Nell’appalto integrato il progettista indicato, benché soggetto esterno all’operatore economico e non qualificabile come concorrente, deve nondimeno soddisfare sia i requisiti generali sia quelli speciali, pena l’esclusione del concorrente che lo abbia designato. È possibile la sostituzione del progettista indicato che abbia perso in corso di gara i requisiti, purché la stessa non determini, nel caso concreto, una modificazione sostanziale dell’offerta, atteso il coinvolgimento del professionista indicato, sia nella redazione dell’offerta, sia nell’esecuzione del contratto.

Post di Alberto Antico – avvocato

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I princìpi del risultato e della fiducia nei pubblici appalti

27 Mar 2026
27 Marzo 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che i princìpi del risultato e della fiducia, sebbene codificati solo dal d.lgs. 36/2023, svolgendo una funzione regolatoria, devono guidare l’interprete nella lettura e nell’applicazione della disciplina di gara, anche in relazione a procedure di gara soggette  al d.lgs. 50/2016, rendendosi funzionali a conseguire il miglior risultato possibile nell’affidare ed eseguire i contratti, all’esito di un realizzato contesto partecipativo ispirato all’attuazione della massima concorrenzialità, altrimenti precluso dall’interpretazione formalistica ed escludente delle disposizioni della lex specialis.

Nel caso di specie, era ammissibile, in assenza di una previsione della lex specialis di gara prevista a pena di esclusione, la designazione dell’archeologo da parte del raggruppamento temporaneo di professionisti indicato, anziché dal concorrente, laddove le indagini archeologiche siano distinte dall’attività di progettazione stricto sensu intesa.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Le misure di self-cleaning, ai fini dei pubblici appalti

27 Mar 2026
27 Marzo 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che la direttiva 24/2014/UE non impedisce la valutazione delle misure di self-cleaning assunte in corso di gara, relative a fatti insorti dopo la presentazione dell’offerta. Pertanto, anche in relazione a procedure disciplinate dal d.lgs. 50/2016, deve ritenersi ammissibile la loro adozione anche in un momento successivo alla presentazione dell’offerta, sempre che si verta in ipotesi di cause di esclusione intervenute dopo tale momento, o in un momento di poco antecedente, che non abbia reso possibile la loro adozione prima del momento della presentazione dell’offerta, dovendo le misure essere tempestive, comunque entro il termine ultimo dell’aggiudicazione.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Il Piano economico finanziario del servizio di gestione dei rifiuti

27 Mar 2026
27 Marzo 2026

Il TAR Veneto ha annullato la deliberazione con la quale un Consiglio comunale approvava il Piano economico finanziario del servizio di gestione dei rifiuti, a causa della (dichiarata) mancata integrale copertura dei costi, in violazione dell’art. 117 TUEL.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Procedimento di rilascio del permesso di costruire e sospensioni dei termini dettate dalla normativa sul Covid-19

27 Mar 2026
27 Marzo 2026

Il TAR Veneto ha affermato che l’art. 103, co. 1 d.l. 18/2020, come convertito dalla l. 27/2020, ha previsto che, ai fini del computo dei termini relativi ai procedimenti amministrativi pendenti al 23 febbraio 2020, non si tenga conto del periodo compreso tra detta data e il 15 aprile 2020, termine prorogato al 15 maggio dall’art. 37 d.l. 23/2020, come convertito dalla l. 40/2020. Tale sospensione, tuttavia, non ha comportato un arresto totale dell’attività amministrativa, ma solo un differimento nella scadenza dei termini procedimentali.

Nel caso di specie, la domanda di PdC risaliva al 30 marzo 2019; la richiesta di integrazione documentale – rimasta inevasa – era formulata il 16 aprile 2020 (cioè 383 giorni dopo); il preavviso di rigetto era datato 10 maggio 2021 (i.e. successivo di 772 giorni rispetto al deposito dell’istanza); il diniego era disposto il 29 giugno 2021 (822 giorni dopo il suo avvio).

La sospensione dei termini de quibus per un totale di 29 giorni (dal 16 aprile 2020, data di invio della richiesta istruttoria, sino al 15 maggio 2020) non produceva alcun effetto viziante rispetto alla legittimità dell’atto impugnato.

Dopo la negativa chiusura del procedimento, il Comune non poteva certo ammettere alcuna documentazione integrativa depositata tardivamente, non esistendo nell’ordinamento alcun istituto codificato o prassi seguita dagli uffici, che il ricorrente chiamava “coda” (sic), in cui valorizzarla per riaprire una vicenda ormai definita.

Post di Alberto Antico – avvocato

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Variante urbanistica e titolo edilizio

26 Mar 2026
26 Marzo 2026

Il T.A.R. Veneto, muovendo dal presupposto che l’eventuale annullamento di una variante urbanistica che consente un intervento edilizio non travolge automaticamente il titolo rilasciato dal Comune (viziato da invalidità ad effetto cd. viziante e non cd. caducante), afferma che il ricorso promosso avverso lo strumento urbanistico generale è improcedibile, per sopravvenuta carenza di interesse se non è stato tempestivamente impugnato anche il pdc, atteso che in caso di accoglimento del ricorso il titolo, anche se illegittimo, rimarrebbe comunque efficace.

Post di Matteo Acquasaliente - avvocato

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