In zona sismica, tutte le opere che eccedono la manutenzione ordinaria sono soggette agli obblighi antisismici

28 Ott 2026
28 Ottobre 2026

La Corte di cassazione penale ha affermato che, in materia di reati edilizi, l’opera deve essere valutata nel suo complesso, non potendosi considerare, in base al concetto unitario di costruzione, i singoli componenti.

Tutte le opere che eccedano l’ordinaria manutenzione devono considerarsi sottoposte al regime antisismico: in materia di reati antisismici, integra la contravvenzione di cui all’art. 95 d.P.R. 380/2001 qualsiasi intervento edilizio, con la sola eccezione di quelli di semplice manutenzione ordinaria, effettuato in zona sismica, comportante o no l’esecuzione di opere in conglomerato cementizio armato, che non sia preceduto dalla previa denuncia al competente ufficio, con presentazione di un progetto redatto da tecnico abilitato, o per il quale non sia stato rilasciato il titolo abilitativo, i cui lavori non siano stati svolti sotto la direzione di professionista abilitato.

Post del Dott. Ing. Mauro Federici

Impianti fotovoltaici: parere della Soprintendenza e valutazione autonoma del Comune

28 Ott 2026
28 Ottobre 2026

Il parere negativo della Soprintendenza non esonera l’amministrazione procedente dal valutare il progetto e dal ponderare gli interessi coinvolti. Il TAR ha annullato il diniego perché, nella vicenda, il Comune aveva considerato il parere come vincolante e lo aveva recepito senza un autonomo esame della PAS. TAR Lazio - Roma, Sez. III, sentenza n. 4581 del 2026

Attualità: il d.lgs. 190/2024 ha riordinato il procedimento. Per gli interventi di cui agli allegati A e B che ricadono in aree idonee, l’art. 11-quater prevede che l’autorità paesaggistica si esprima con parere obbligatorio e non vincolante; la regola si applica se l’impianto ricade interamente in area idonea. Per la PAS, l’art. 8 richiede inoltre che il dissenso in conferenza sia congruamente motivato e indichi in concreto le ragioni ostative riferite al caso. L’autonomia della valutazione non significa, tuttavia, che il Comune debba necessariamente discostarsi dal parere: il Consiglio di Stato ha riconosciuto che può aderirvi quando le ragioni siano specifiche e coerenti con gli altri elementi istruttori. Art. 11-quater d.lgs. 190/2024 Art. 8 d.lgs. 190/2024 Consiglio di Stato, sentenza n. 7055 del 2026

Post di Dario Meneguzzo – avvocato

Convenzione di lottizzazione, opere a totale scomputo e garanzia fideiussoria

28 Ott 2026
28 Ottobre 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato la legittimità dell’atto amministrativo mediante il quale il Comune abbia ritenuto grave l’inadempimento all’obbligo, di cui all’art. 28 l. 1150/1942, di prestare un’idonea garanzia fideiussoria alla corretta esecuzione delle opere pubbliche da realizzare a totale scomputo del contributo di sostenibilità. La clausola prevista in tal senso dalla convenzione di pianificazione urbanistica deve essere qualificata come pattuizione avente natura di clausola risolutiva espressa.

Post di Alberto Antico – avvocato

Accesso agli atti e messaggi su Whatsapp

28 Ott 2026
28 Ottobre 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato la legittimità del diniego di accesso defensionale, ai sensi dell’art. 24, co. 7 l. 241/1990, agli screenshot di conversazioni Whatsapp allegati da un privato a un reclamo presentato al Garante per la protezione dei dati personali, ove l’istante non dimostri la necessità e l’indispensabilità della loro conoscenza per la cura o la difesa dei propri interessi giuridici. Tali messaggi costituiscono corrispondenza tutelata dall’art. 15 Cost. e conservano questa natura anche dopo la ricezione da parte del destinatario, finché non abbiano perso ogni carattere di attualità. Nel caso di specie, essi coinvolgevano anche soggetti terzi estranei al reclamo.

La giurisprudenza costituzionale estende la garanzia dell’art. 15 Cost. anche ai dati esteriori delle comunicazioni; da parte sua, la giurisprudenza della Corte EDU riconduce alla «corrispondenza» tutelata dall’art. 8 CEDU anche i messaggi informatico-telematici già inviati e ricevuti. La chat di Whatsapp è, per le sue caratteristiche, uno strumento di comunicazione ristretto, poiché raggiunge soltanto i soggetti iscritti alla medesima chat. I messaggi prodotti a corredo di un reclamo possono diventare atti del procedimento e rilevare, quindi, ai fini dell’accesso difensivo: restano però fermi l’onere dell’istante di dimostrarne la necessità e l’indispensabilità e la tutela dei terzi coinvolti.

Post di Alberto Antico – avvocato

Aiuti all’autotrasporto, all’agricoltura e alla pesca

28 Ott 2026
28 Ottobre 2026

Con il d.l. 23 ottobre 2026, n. 193 (pubblicato in G.U., Serie generale n. 247 del 23.10.2026), in vigore dal 24.10.2026, sono stata approvate disposizioni urgenti e misure di sostegno ai settori dell’autotrasporto, dell’agricoltura e della pesca.
Si segnala l’art. 4 d.l. cit., che riscrive l’art. 1677-bis c.c., rubricato Prestazione di più servizi riguardanti il trasferimento di cose.

Post di Alberto Antico – avvocato

Palazzo Fortunato in Rionero in Vulture dichiarato monumento nazionale

28 Ott 2026
28 Ottobre 2026

Con la l. 13 ottobre 2026, n. 192 (pubblicata in G.U., Serie generale n. 247 del 23.10.2026), in vigore dal 07.11.2026, Palazzo Fortunato in Rionero in Vulture (provincia di Potenza) è stato dichiarato monumento nazionale.

Post di Alberto Antico – avvocato

Gli impianti agrivoltaici, tra normativa regionale e statale

27 Ott 2026
27 Ottobre 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che, in materia di impianti agrivoltaici, le Regioni non possono subordinare il rilascio del titolo abilitativo al possesso, da parte del proponente, di requisiti soggettivi ulteriori rispetto a quelli previsti dai principi fondamentali della materia rinvenibili nella normativa statale. Quest’ultima, pur presupponendo la compresenza della produzione energetica e dell’attività agricola sul medesimo sito, non richiede che entrambe siano esercitate dal titolare dell’impianto, potendo l’attività agricola essere demandata a operatori terzi sulla base di rapporti contrattuali. La fissazione, in via generale e astratta, di requisiti soggettivi che impediscano a determinate categorie di operatori di accedere al settore dell’agrivoltaico travalica, pertanto, le esigenze di governo del territorio regionale e invade le competenze statali, ponendosi altresì in contrasto con il principio fondamentale della massima diffusione degli impianti alimentati da fonti di energia rinnovabile.

Post di Alberto Antico – avvocato

Impianti fotovoltaici in area protetta e motivazione del diniego paesaggistico

27 Ott 2026
27 Ottobre 2026

La realizzazione di un impianto fotovoltaico a terra all’interno di un’area protetta o paesaggisticamente tutelata non è, in astratto, incompatibile con il vincolo paesaggistico.

Tuttavia, proprio in ragione dell’impatto che un impianto di rilevanti dimensioni può produrre sul contesto visivo e panoramico, l’amministrazione è tenuta a svolgere un controllo particolarmente rigoroso sul turbamento estetico del paesaggio.

Il diniego può quindi fondarsi sull’impatto estetico dell’opera, sulla sua visibilità da punti panoramici e sulla disarmonia con il contesto, ma la motivazione deve essere concreta e non apparente. Occorre indicare le caratteristiche dell’area tutelata, le dimensioni e la conformazione dell’impianto, gli elementi paesaggistici coinvolti e il rapporto di incompatibilità tra l’opera progettata e il contesto di riferimento.

La mera esistenza di un vincolo paesaggistico o la semplice visibilità dell’impianto non sono sufficienti, di per sé, a giustificare il diniego. Nel caso esaminato dal TAR Lombardia, invece, la valutazione era stata ancorata alla normativa regionale applicabile, alla collocazione dell’impianto in un’area destinata alla conservazione dei valori naturalistici e paesaggistici e alla sua rilevante consistenza, trattandosi di un parco fotovoltaico composto da 1.638 moduli e da un’opera strutturale permanente di supporto.

Il sindacato del giudice amministrativo sull’apprezzamento paesaggistico resta circoscritto alla logicità, alla coerenza e alla rispondenza della valutazione agli elementi di fatto esistenti. Il giudice non può sostituire il proprio apprezzamento soggettivo a quello dell’amministrazione quando quest’ultimo sia sorretto da un’istruttoria adeguata, dalla normativa applicabile e da dati oggettivi.

Post di Dario meneguzzo - avvocato

Gli incentivi GSE

27 Ott 2026
27 Ottobre 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che la ratio del regime di favore che il d.m. Sviluppo economico 5 maggio 2011 accorda agli impianti fotovoltaici «su edifici» risiede in fattori sistemici di più ampio respiro – contenimento del consumo di suolo, alleggerimento del carico sulla rete, maggiore costo delle installazioni a copertura – e non nel solo efficientamento energetico dell’edificio, sicché una struttura completamente aperta (a maggior ragione se qualificabile come mera intelaiatura), riducendosi a mero supporto dei pannelli, si diversifica dall’impianto a terra per la sola altezza.

È legittima la decadenza disposta dal Gestore dei servizi energetici (GSE) dall’incentivazione concessa per un impianto «su edificio», ove in sede di controllo emerga che la preannunciata chiusura del manufatto non è mai stata realizzata, atteso che la definizione di edificio – mutuata dal d.P.R. 412/1993 – presuppone la delimitazione di uno spazio di volume definito e, quindi, la tendenziale chiusura del fabbricato.

La nozione di «edificio» rilevante ai fini della diversificazione dei regimi incentivanti è diversa da quella rilevante a fini urbanistico-edilizi: pertanto, il sindacato del GSE sulla qualificazione della struttura ai fini incentivanti non si risolve in un sindacato sulla validità del titolo edilizio, né sugli effetti della comunicazione di fine lavori al Comune e non invade la sfera di competenza di quest’ultimo.

È legittima la determinazione con cui il GSE, accertata la decadenza dalla tariffa richiesta, concede contestualmente l’incentivo nella minore misura effettivamente spettante, riqualificando la domanda carente di un requisito secondo la diversa fattispecie tipica che lo richieda: non si tratta infatti di esercizio di un potere “imposto”, potendo il richiedente sempre rinunciare agli effetti prodotti, ancorché a lui favorevoli.

Post di Alberto Antico – avvocato

Il danno da diniego di PdC e da CDU erroneo

27 Ott 2026
27 Ottobre 2026

Il Consiglio di Stato ha affermato che, nel giudizio risarcitorio innanzi al G.A., retto dal principio dell’onere della prova di cui agli artt. 2697 c.c. e 115 c.p.c., la prova del danno deve essere integralmente fornita nel giudizio di primo grado. È pertanto preclusa la produzione di nuovi documenti sia in appello, ai sensi dell’art. 104, co. 2 c.p.a., sia nel giudizio di rinvio disposto per omessa pronuncia sulla domanda risarcitoria. Quest’ultimo, in applicazione del principio desumibile dall’art. 394 c.p.c., ha natura di giudizio ad istruzione sostanzialmente chiusa e va definito sulla base dello stato degli atti esistente al momento in cui la causa era stata trattenuta in decisione per la prima volta. Sono fatte salve le produzioni giustificate da fatti sopravvenuti, da esigenze istruttorie derivanti dalla sentenza di annullamento o dall’impossibilità di produrre i documenti in precedenza per causa di forza maggiore. La mera e casuale omissione di pronuncia da parte del giudice di primo grado non può tradursi in una rimessione in termini della parte ricorrente per integrare il quadro probatorio. Il divieto di nova in appello opera anche per i ricorsi proposti prima dell’entrata in vigore del c.p.a. e trattenuti in decisione dopo tale data. Esso, del resto, recepisce l’orientamento già formatosi sull’applicabilità al processo amministrativo dell’art. 345 c.p.c., esteso alle prove precostituite.

Nel giudizio risarcitorio innanzi al G.A., né la CTU né la liquidazione equitativa del danno possono supplire al mancato assolvimento dell’onere probatorio gravante sul ricorrente. La prima presuppone un danno già provato, del quale occorra verificare i criteri di quantificazione. La seconda, di natura meramente sussidiaria, presuppone la dimostrata esistenza di un danno certo e l’impossibilità, o la rilevante difficoltà, oggettiva e incolpevole, di una stima esatta. 

Nel caso di specie, a fronte del diniego del permesso di costruire (PdC), il costo di acquisto del terreno, non sottratto al proprietario, non integra di per sé un danno emergente: il pregiudizio sarebbe semmai costituito dalla differenza di valore tra l’area edificabile e l’area priva di tale potenzialità, differenza che nella specie non era stata indicata né provata. Inoltre, il prezzo di acquisto dei diritti edificatori non costituisce di per sé una voce di danno, essendo tali diritti astrattamente spendibili altrove.

Non è configurabile un errore materiale, come tale emendabile senza un’attività interpretativa della volontà della P.A., nella perimetrazione cartografica di una zona destinata a parco urbano dal piano territoriale di coordinamento paesistico, qualora la pretesa svista non sia riconoscibile ictu oculi dal contesto dell’atto. Ciò accade quando l’errore sia desunto da fonti esterne, quali la cartografia di livello puntuale di un piano urbanistico comunale successivo e sotto-ordinato, ovvero dall’asserita mancanza, nell’area, degli elementi caratterizzanti il parco urbano. Tale ultimo profilo attiene al momento formativo della volontà e integra, semmai, un errore-vizio.

È legittimo il diniego del PdC fondato sulla disciplina del piano territoriale di coordinamento paesistico regionale che include l’area in zona destinata a parco urbano, ancorché il piano urbanistico comunale, approvato con il concorso della Regione, la escluda da tale destinazione. L’approvazione del piano comunale non determina la rideterminazione del perimetro della zona tutelata dal piano sovraordinato, in assenza di una modifica consapevole ed espressa della relativa cartografia. La divergenza tra i due strumenti va quindi risolta in base al principio di gerarchia tra piani e accordando prevalenza alla disciplina di maggior tutela.

Nel giudizio di risarcimento del danno derivante dal diniego del PdC, non è ravvisabile la colpa del Comune che, nell’interpretazione e applicazione del piano territoriale di coordinamento paesistico, si sia attenuto alle indicazioni fornite dalla Regione, che ha emanato il piano sovraordinato.

Appartiene alla giurisdizione del G.O. la domanda di risarcimento del danno per lesione della libertà negoziale proposta dal privato che abbia acquistato un terreno, e i relativi diritti edificatori, confidando nell’edificabilità attestata dal CDU rilasciato dal Comune e allegato all’atto di compravendita. Ciò vale qualora il certificato sia stato rilasciato al di fuori di qualunque procedimento o contatto, anche preliminare, con la P.A. finalizzato al conseguimento del titolo edilizio. Si tratta infatti di un comportamento avulso dall’esercizio del potere, né rileva il rilascio di un ulteriore certificato in pendenza del procedimento, essendosi a quel punto la lesione patrimoniale già prodotta. Il CDU non ha natura provvedimentale, bensì è una certificazione con effetti meramente dichiarativi. La fattispecie non è riconducibile all’ipotesi, considerata da Cass. civ., SS.UU., n. 26080/2025, delle rassicurazioni o informazioni infondate fornite dalla P.A. nel corso della relazione dinamica con il privato innescata dalla richiesta del titolo, o comunque prima dell’avvio del procedimento. È invece assimilabile alla responsabilità per lesione dell’affidamento nell’esattezza di informazioni provenienti da fonte qualificata.

Post di Alberto Antico – avvocato

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