Cancelli e vincolo paesaggistico
Il TAR Salerno ha affermato che la necessità dell’autorizzazione paesaggistica viene meno, ai sensi del punto A.13 del d.P.R. 31/2017, solo allorquando si tratti di interventi di manutenzione, sostituzione o adeguamento di cancelli che non interessino i beni vincolati ai sensi dell’art. 136, co. 1, lett. a-c d.lgs. 42/2004. È invece soggetta a tale autorizzazione l’apposizione ex novo di un cancello in vincolo paesaggistico.
Post di Alberto Antico – avvocato
Princìpi utili in materia di ordinanza di demolizione
Il TAR Salerno ha ricordato che l’ordine di demolizione è da considerarsi come atto vincolato, la cui motivazione può limitarsi a individuare e qualificare gli abusi edilizi.
Poiché l’esercizio del potere repressivo degli abusi edilizi costituisce un’attività vincolata della P.A., ai fini dell’adozione dell’ordinanza di demolizione, non è necessario l’invio della comunicazione di avvio del procedimento, non potendosi in ogni caso pervenire all’annullamento dell’atto alla stregua dell’art. 21-octies, co. 2 l. 241/1990.
Nel caso in cui si contestino parziali difformità, l’art. 34, co. 2 d.P.R. 380/2001 ha valore eccezionale e derogatorio e non compete alla P.A. valutare, prima che venga emesso l’ordine di demolizione dell’abuso, se possa essere applicata la sanzione sostitutiva, piuttosto incombendo sul privato interessato la dimostrazione, in modo rigoroso e nella fase esecutiva, dell’obiettiva impossibilità di ottemperare all’ordine stesso senza pregiudizio per la parte conforme.
Post di Alberto Antico – avvocato
Conformità dei prodotti offerti in gara alle specifiche tecniche
Il TAR Palermo ha affermato l’illegittimità della lex specialis di gara, la quale non prevede che, prima dell’aggiudicazione, sia verificata la conformità dei prodotti offerti alle specifiche tecniche, in ragione della natura essenziale di queste ultime ai fini della specificazione dell’oggetto della prestazione. Si determina, perciò solo, un’aggiudicazione al buio e si impedisce la corretta formazione della volontà negoziale, non potendosi conoscere, prima della stipula del contratto, la corrispondenza o no tra prestazione offerta a quella richiesta.
Post di Alberto Antico – avvocato
Concorsi pubblici: le graduatorie “quantitative” e “qualitative”
Il Consiglio di Stato ha affermato che, in materia di impugnazione di graduatorie di concorso occorre distinguere tra graduatorie quantitative e qualitative, poiché nelle prime lo specifico posizionamento è indifferente rispetto a coloro che vi risultano utilmente collocati e rileva solo l’appartenenza al novero dei vincitori, nelle seconde il posizionamento incide su utilità differenziate (ad esempio, ai fini della scelta della sede di lavoro).
Nelle graduatorie “quantitative”, il soggetto controinteressato da evocare in giudizio è esclusivamente l’ultimo degli ammessi, quale unico soggetto suscettibile di essere escluso, mentre in quelle “qualitative” devono essere evocati i soggetti la cui posizione è incisa dal ricorso.
Post di Alberto Antico – avvocato
Reclutamento del personale per le società in house
Il TAR Catania ha affermato che alle controversie sulle procedure di reclutamento del personale da parte delle società in house si applica l’art. 19 d.lgs. 175/2016, il quale espressamente chiarisce al comma 4, II periodo, che per queste fattispecie resta ferma la giurisdizione ordinaria sulla validità dei provvedimenti e delle procedure di reclutamento del personale.
L’art. 19 cit. qualifica come privatistici i rapporti di lavoro nelle società a controllo pubblico, ma impone che il reclutamento avvenga nel rispetto dei principi di trasparenza, pubblicità e imparzialità, nonché dei criteri di cui all’art. 35, co. 3 d.lgs. 165/2001, a pena di nullità dei contratti stipulati in loro assenza. In tale ambito, è richiesto il rispetto dei principi concorsuali, senza che sia necessario lo svolgimento di un pubblico concorso in senso stretto.
Post di Alberto Antico – avvocato
Spetta al privato provare il tempo di realizzazione degli immobili
Il TAR Salerno ha ricordato che, con riferimento alla prova che l’immobile sia stato edificato in epoca antecedente alla data di entrata in vigore (1º settembre 1967) della cd. legge-ponte, l. 765/1967, che ha introdotto l’obbligo generalizzato di preventivo titolo autorizzatorio per la realizzazione di opere in qualsiasi parte del territorio comunale e, quindi, anche al di fuori del perimetro del centro urbano, grava sul proprietario l’onere di provare il carattere risalente del manufatto, in applicazione del principio di vicinanza della prova, poiché il privato è l’unico soggetto a essere nella disponibilità di documenti e di elementi di prova, in grado di dimostrare con ragionevole certezza l’epoca di realizzazione del manufatto. Solo la deduzione della parte privata di concreti elementi di fatto relativi all’epoca dell’abuso trasferisce l’onere della prova contraria in capo alla P.A.
Post di Alberto Antico – avvocato
Valutazione unitaria degli abusi edilizi
Il TAR Salerno ha ricordato che la valutazione degli abusi edilizi contestati va fatta prendendo in considerazione una visione complessiva e non atomistica di quanto realizzato, non essendo consentito scomporre o frazionare i singoli interventi al fine di affermarne l’assoggettabilità a una diversa sanzione o la sanabilità, in quanto il pregiudizio arrecato al regolare assetto del territorio deriva non da ciascun intervento a sé stante, bensì dall’insieme delle opere nel loro contestuale impatto edilizio e nelle reciproche interazioni.
Post di Alberto Antico – avvocato
Nella impugnazione dei titoli edilizi la vicinitas supporta la legittimazione ad agire, ma non basta per l’interesse ad agire
Il TAR Veneto ribadisce che, in tema d’impugnazione di titoli autorizzatori edilizi è necessario che il giudice accerti, anche d’ufficio, la sussistenza di entrambe le condizioni dell’azione e non può affermarsi che il criterio della vicinitas, quale elemento di individuazione della legittimazione, valga da solo ed in automatico a dimostrare la sussistenza dell’interesse al ricorso, che va inteso come specifico pregiudizio derivante dall’atto impugnato.
Post di Dario meneguzzo - avvocato

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